Prevenire i problemi di comportamento

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Nelle società occidentali, i cani vengono adottati soprattutto per compagnia e sono in grado di svolgere questo ruolo, da migliaia di anni, in modo impeccabile tanto da essere ormai perfettamente integrati nelle nostre famiglie in cui occupano una posizione spesso privilegiata.

I cani hanno sviluppato una capacità unica a comprendere i nostri segnali di comunicazione, sono geneticamente predisposti a stringere una relazione profonda con il loro compagno umano e la natura, l’equilibrio e la serenità di questa relazione ha, di conseguenza, un impatto enorme sulla qualità di vita dei cani e dei loro partner umani. I problemi comportamentali, quali l’aggressività, la distruttività, la difficoltà ad adattarsi a situazioni nuove, la paura dei rumori forti o dei temporali, sono considerati una delle più frequenti cause di rottura del legame cane-umano e, di conseguenza, uno dei motivi più comuni di abbandono o di cessione del pet.


Molti studi scientifici hanno analizzato a fondo questa questione, evidenziando come diversi fattori relativi al cane (razza, età, sesso, dieta, stato riproduttivo, provenienza, età di adozione) o alla qualità della relazione cane-proprietario (addestramento, gestione delle risorse, esperienze precedenti) possano influenzare la possibilità che un cane sviluppi problemi comportamentali. Molti proprietari, inoltre, non sono consapevoli di quale sia il comportamento normale di un cane adulto e quali possano davvero essere le aspettative corrette e le potenziali piccole difficoltà nel vivere con un amico a quattrozampe.

Per cercare di ridurre al minimo l’incidenza di problemi comportamentali e, di conseguenza, aumentare la possibilità di una vita a 6 zampe felice e scevra da rischi bisognerebbe porre estrema attenzione a tre aspetti fondamentali.

Selezione: l’allevamento dei cani dovrebbe essere basato su una attenta selezione genetica di riproduttori non solo esteticamente belli quanto soprattutto caratterialmente equilibrati. L’adozione dei cani dai negozi piuttosto che da allevatori seri è risultato un fattore predisponente allo sviluppo di problemi comportamentali, primo tra tutti l’aggressività nei confronti dei proprietari. Molti cuccioli adottati in negozio provengono dalle cosiddette “Fabbriche di cuccioli”, spesso situate nell’Europa dell’Est dove molta poca cura è posta su pratiche di allevamento accettabili e attenzione al benessere dei cuccioli e delle mamme.

Prima dell’adozione, il proprietario dovrebbe informarsi presso esperti del settore (allevatori, veterinari, educatori) circa le caratteristiche di specie, di razza, di età e di sesso e valutare le tendenze caratteriali individuali del cane che si sceglie di adottare. I professionisti possono informare gli adottanti circa le caratteristiche fisiche e i bisogni dei cani e fare in modo che ci siano corrette aspettative (quanti cani abbandonati per problemi più che prevedibili, per non aver uguagliato i miti di Rex o Lassie).

Se in casa ci sono già altri animali, un professionista può aiutare a valutare i potenziali rischi di una nuova adozione e gestire il momento dell’introduzione in casa in modo corretto. E’ necessario (nel caso si scelga un cane di razza) conoscere i genitori, vedere l’ambiente dove i cuccioli sono cresciuti, adottare il cane ad una età corretta.

Un recente studio (Pierantoni et al 2011) ha analizzato la questione in maniera approfondita, evidenziando che cani separati precocemente dalla madre (tra i 30 e i 40 giorni di età) presentano una maggior incidenza di problemi comportamentali quali distruttività, possessività e paure rispetto a cani correttamente separati a 8 settimane di età.

Un’adozione consapevole, attenta, premurosa e non basata solo sull’emotività, sul desiderio di fare del bene o, peggio ancora, sulla superficialità e l’entusiasmo del momento è il primo e più importante passo verso un’adozione di successo.

Stimolazione: i cani sono animali attivi, sociali, intelligenti che hanno bisogno di una corretta stimolazione non solo fisica ma anche e soprattutto di tipo mentale. I cani desiderano collaborare con i loro partner umani, giocare, esplorare posti nuovi, condividere attività con il resto della famiglia. Molte persone pensano che per adottare un cane sia necessario avere tanto spazio a disposizione o necessariamente possedere un giardino.

Eppure non è così! Un cane può essere felice in un monolocale, se il suo amico umano avrà sufficiente tempo da trascorrere insieme a lui per divertirsi insieme. La noia predispone allo sviluppo di problemi comportamentali, alcuni cani diventano distruttivi o eccessivamente vocali proprio nel tentativo di ricevere attenzioni o trovare forme alternative per scaricare energie.

Socializzazione: durante le fasi sensibili dello sviluppo i cuccioli imparano a familiarizzare con il mondo esterno ed a considerare gli stimoli che incontrano come “normali”. Una corretta socializzazione permette al cucciolo di avere un bagaglio di esperienze tale da poter, da adulto, ignorare e non rispondere agli stimoli che ha imparato a ritenere non minacciosi. Incrementare le possibilità che un cane ha di imparare ad interagire in modo corretto con i membri della sua stessa e di altre specie con le quali convive e permettere ai soggetti giovani di fare sufficienti esperienze, in modo graduale e mai traumatico, potrà aiutare a prevenire lo sviluppo di problemi comportamentali correlati a paura o ad aggressività. Le Puppy Class (Scuola per cuccioli) sono considerate un aiuto nella corretta socializzazione dei cuccioli risultando uno dei fattori che, in alcuni studi scientifici sull’argomento, sono risultati importanti per prevenire la comparsa di problemi comportamentali nei cani adulti. Queste classi, se ben strutturate, permettono di facilitare il processo di socializzazione e di acquisizione di nuove competenze da parte del cucciolo aiutandolo a divenire un perfetto cittadino.

I proprietari imparano a comunicare bene con i cuccioli e a leggere correttamente i segnali che vengono loro inviati, ricevendo, inoltre, informazioni importanti circa il comportamento ed i bisogni del cane e circa le regole principali di una buona educazione. Le puppy class devono essere svolte durante il periodo di socializzazione (entro la 14/16 settimana di vita). In questa fase è fondamentale che il cucciolo faccia esperienze in modo graduale e positivo.

E’ necessario affidarsi a professionisti esperti e consapevoli, in quanto se una puppy class non è correttamente condotta può diventare un evento estremamente stressante per i cuccioli coinvolti e, potenzialmente, risultare in problemi comportamentali durante lo sviluppo del cucciolo. Una corretta socializzazione non garantisce un “cane perfetto” ma una errata (limitata o eccessiva) esposizione dei cuccioli nelle fasi sensibili dello sviluppo è facile possa lasciare un segno indelebile sul carattere del cane.

Anche il periodo giovanile (fino alla maturità sociale) rappresenta una fase di crescita importante in cui è necessario continuare ad esporre il cane, ormai adolescente, a tutti gli stimoli che si presume incontrerà da adulto. Se il cane è già stato correttamente esposto agli stimoli nel periodo di socializzazione è facile che, nella fase giovanile, non risponda più con generale preoccupazione a tutto ciò che è nuovo e che abbia ormai imparato a distinguere ciò che è o non è pericoloso. Il soggetto giovane ma non più cucciolo sarà meno a rischio di stressarsi in situazioni nuove e le esperienze in questa fase continueranno ad avere un effetto a lungo termine. L’esposizione del cane agli stimoli sociali ed ambientali deve continuare per tutta la vita che trascorreremo insieme al nostro amico.

Educazione: Quando si parla di “educazione” del cane ci si riferisce ad un naturale e semplice processo in cui viene sfruttata la tendenza del cane a seguire delle regole e quella dei cuccioli a rispettare le indicazioni degli adulti.

Il cane è un animale sociale e come tale è predisposto a seguire delle regole che permettano una armoniosa convivenza del gruppo. Educare un cucciolo è come educare un bambino, richiede coerenza ed il rispetto assiduo di alcune semplici ma imprescindibili indicazioni di buon senso.

I cani adulti “maleducati” hanno generalmente ricevuto dai proprietari segnali confusi ed incostanti per cui si sono creati una “personale” educazione che non sempre coincide con quella desiderata dal proprietario. I segreti per educare un cane nel migliore dei modi si sintetizzano in una regola fondamentale: saper essere in relazione con il cane, esserne guida e punto di riferimento. Non inibendo, non punendo ma indicando cosa è più funzionale. Gli errori, se visti in questo modo, sono risorse, permettono all’individuo giovane di sperimentarsi e all’adulto di riferimento di “riprendere per mano” e riportare sulla giusta strada.

Spesso l’approccio dei proprietari è, invece, indirizzato solo a inibire, non si fa altro che dire al cane cosa non si vuole, è una continua interazione negativa, fatta di minacce e punizioni il chè, alla lunga, è frustrante per Fido e potenzialmente dannoso per la relazione cane-proprietario. L’educazione del cucciolo deve cominciare il giorno dell’adozione e deve essere indirizzata a rinforzare i comportamenti corretti e soprattutto a facilitarli, vale a dire ad aiutare il cucciolo a poterli mettere in atto riducendo, contemporaneamente, i rischi di errori (che comunque ci saranno).

Per esempio, tutti i cuccioli rosicchiano oggetti, rubano le scarpe e cercano cose con cui giocare. Perché insistere nello sgridare il cucciolo quando prende un nostro oggetto quando sarebbe così facile dargli tanti giochi suoi (e ruotarli continuamente) in modo che non debba cercarsi giochi nuovi? Perché non evitare semplicemente di lasciare oggetti interessanti alla sua portata?

Se il cucciolo non avrà mai la possibilità di rubare una scarpa del proprietario e avrà piuttosto tante cose sue da rosicchiare, non imparerà a farlo! Ma cosa fare se il cane fa qualcosa che non vogliamo? La prima regola è la prevenzione, se il cucciolo fa qualcosa di sbagliato la colpa è probabilmente nostra che abbiamo permesso che si verificasse quella situazione. Se non siamo riusciti a prevenire, ed il cucciolo sta facendo qualcosa che non desideriamo, allora semplicemente proviamo ad ignorarlo o ad interromperlo facendo un rumore che lo attragga e coinvolgendolo poi in altre attività. Le punizioni fisiche, oltre che eticamente condannabili, sono del tutto inutili e hanno molti effetti collaterali come la paura, l’aggressività, la frustrazione.

Ogni strumento che viene usato nell’educazione deve essere adattato allo specifico soggetto ma in nessun caso possono essere ammessi strumenti che provochino dolore o disagio o modalità coercitive, basate sul controllo e sull’inibizione comportamentale.

Una delle convinzioni ancora radicate circa la “corretta” educazione dei cani è che sia necessario “pretendere obbedienza” e “far capire chi comanda”. Gli istruttori cinofili (sempre meno, per fortuna) che insistentemente affermano questa regola sono, per la maggior parte, ancora legati a metodologie addestrative basate sul concetto, oramai ampiamente screditato dal mondo scientifico, della dominanza sul cane. Il concetto di “dominanza” è stato molto discusso negli ultimi anni. Quando si parla di “comportamento del cane” alcuni tendono ad usare questo termine con sicurezza mentre la maggior parte del mondo scientifico lo evita del tutto o lo utilizza chiarendone bene il significato. La dominanza non è una caratteristica comportamentale o una motivazione individuale e non è sinonimo di territorialità o aggressività ma semplicemente descrive la qualità di una relazione sociale tra due o più individui, nel tempo vale a dire in seguito a numerosi e ripetuti incontri. Per molti anni si è teso a traslare il comportamento sociale del lupo a quello del cane e, peggio ancora, alle relazioni sociali tra cane e uomo. Oggi sappiamo che questo approccio è stato errato e che esistono molte differenze nel comportamento sociale tra lupi e cani. Nelle specie altamente sociali la determinazione del rango può essere complessa, fluida, relativa al contesto e dipendente da una moltitudine di fattori; è spesso difficile stabilire in maniera accurata la gerarchia o anche stabilire se esiste una gerarchia!

C’è stato a lungo un principio errato secondo cui i cani desiderano avere la posizione “alfa” sia rispetto agli altri cani che rispetto all’uomo e che la maggior parte dei problemi comportamentali del cane in famiglia fosse in relazione allo status. Il risultato è stato lo sviluppo di una serie di “principi di dominanza”: il cane non può salire sul letto, deve mangiare dopo il proprietario, non deve avere giochi a disposizione, deve uscire per ultimo dalle porte, non deve ricevere attenzioni ecc ecc. Tali pratiche (assolutamente infondate da un punto di vista scientifico e spesso anche di buon senso) hanno portato all’utilizzo di metodi spesso minacciosi per il cane e, più in generale, alla insorgenza di disordini comunicativi e relazionali tra il cane e la sua famiglia umana. Ci sono oggi professionisti preparati ed esperti che possono guidare ed orientare nel modo più sereno il processo di inserimento del cane nella struttura familiare ed urbana permettendo a tutti gli individui convolti di godere pienamente della relazione con l’alterità.

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